Valentina ci racconta il Rainbow Gathering di primavera a La Gomera…

Non mi farò demoralizzare e disorientare dal profondo inverno dentro e fuori di me, parto per un viaggio a riscaladarmi la pelle, il cuore e l’anima.

Nei freddi giorni di Febbraio scelgo di regalarmi dieci lunghe e preziosissime giornate alla Gomera, la più verde e incontaminata isola delle Canarie.

A spingermi al largo delle coste marocchine non è solo la voglia di temperature miti ma soprattutto il desiderio di immergermi in natura per allentare le tensioni e recuperare nuove e rigeneranti energie. Parto da sola ma so che incontrerò molti altri viaggiatori con cui condividere il mio passaggio sull’isola.

Dal 21 febbraio al 22 marzo infatti, nella parte nord-ovest, precisamente ad Alojera, si tiene il primo Rainbow Gathering di primavera 2012 tra le Canarie, nonchè la mia entusiasmante e sorprendente prima volta. E’ da molto che ne sento parlare, amici e conoscenti hanno visitato il Rainbow in diverse parti del mondo, dall’Australia alla Finlandia, vivendo un’esperienza intensa e affascinante. Si tratta di incontri periodici tra persone che amano la natura, la vita in comunità e viaggiare a passi leggeri sulla terra cercando di consumare meno e riciclare più.

La Playa del Trigo dove ho trascorso più di una settimana si raggiunge solo a piedi, camminando per stretti sentieri che costeggiano i ripidi crinali delle maestose montagne e giù per i profondi canion che le montagne creano tuffandosi nell’oceano.

Gli antichi terrazzamenti che i contadini hanno costruito nei secoli, sono ricchi di mais e grandi palme da cui pendono pioggie di datteri arancione scuro e dalle quali si ricava un prezioso sciroppo che qui chiamano miel de palma. Vicino ai muretti spiccano grandi piante di fichi d’india e alberi di melograni, banane, avacado, papaya e maracujà. Il resto del paesaggio, normalmete molto verde, a causa della siccità, quest’anno è secco e il colore della terra varia dal rosso intenso al cupo nero. Anche la spiaggia è formata da sabbia lavica e sassi scuri e si apre in una piccola baia dove l’oceano in tutta la sua forza e grandezza si manifesta in uno spettacolo imparaggiabile di schiuma, suoni e colori. Bellezza che pervade e inebria tutti i sensi e che arriva dritta al cuore.

Questa spiaggia è il punto di riferimento per la vita del Raibow perchè è il posto dove si svolgono incontri e laboratori che la gente offre gratuitamente in base alle proprie conoscenze e all’interesse degli altri,  dove ci si può far bagnare dalle onde e stiracchiarsi al sole senza necessario bisogno del costume da bagno perchè immergersi nudi nell’acqua fredda dell’oceano ti rinvigorisce anima e corpo. In spiaggia c’è anche un grande circolo di pietre dove ogni sera si accende un grande fuoco attorno al quale tutta la « famiglia » si riunisce per celebrare insieme la cena e poi per cantare e suonare alla luna. Nell’altro  angolo della spiaggia c’è una cucina, con diversi cerchi di pietre e argilla che ospitano i fuochi dove si prepara da mangiare e una piccola capanna per tenere all’ombra acqua e cibo. In quest’angolo c’è sempre un gran movimento perchè ogni giorno, esclusivamente su basa volontaria, si preparano due pasti per un centinaio di persone. Una persona si impegna a coordinare la cucina e molte altre a fare tutto il resto compreso spaccare la legna, trasportare acqua dalla fonte sopra la spiaggia, cantare e suonare. Al di là della cucina si estende lungo e stretto el barranco, il canion, costellato di moltissime tende e altri ripari costruiti con foglie di palma e bambù. E’ molto divertente e di grande ispirazione vedere come molti hanno usato l’ingegno e le materie prime che offre il posto per ricavarsi il proprio posticino al riparo dal vento ma sotto un cielo di stelle e di luna piena.

La vita in questa settimana è trascorsa lenta e velocissima allo stesso tempo. Parlare con tanta gente proveniente da tutto il mondo e conoscere le loro storie così lontane dalla mia esperienza diretta eppure così vicine alla quotidianità della vita, mi regalano un nuovo punto di vista arricchendomi di nuove prospettive. Accanto a questo ho provato a vivere preoccupandomi delle cose più semplici ed essenziali alla vita ovvero bere, mangiare, dormire ed esplorare il potente territorio intorno a me, immersa in un posto quasi selvaggio. Il risultato è un grande senso di pienezza che rivivo anche adesso mentre scrivo e allo stesso tempo un sentimento di smarrimento e inadeguadezza di fronte ad una vita semplice e spontanea a cui non sono abituata.

Mi rendo conto che normalmente le mie giornate sono scandite da ritmi veloci in cui troppi stimoli mi distraggono dall’osservazione e dalla gioia delle cose semplici eppure così importanti per una vita equilibrata. Forse è per questo che ci sono voluti diversi giorni prima che mi rilassassi davvero per godermi a fondo tutte le meraviglie che mi circondavano. C’è stato un momento preciso in cui ho realizzato di essere immensamente privilegiata e profondamente a mio agio in quel mondo, quando camminando lungo il pendio ho trovato un palmeto e lì ho deciso di appendere la mia amaca per riposarmi nelle ore più calde della giornata. Da lì ho iniziato a vedere tutto da un’altra prospettiva e di risposta anche il mondo ha reagito a me in modo felicemente diverso e inaspettato. Gli ultimi giorni trascorsi alla Playa del trigo e quelli trascorsi a visitare l’isola sono stati un susseguersi di incredibili sorprese, incontri inaspettati e inarrestabile gioia. Naturalmente oltre a me tutta l’isola ha contribuito all’ottima riuscita di questo breve e intenso tuffo nell’oceano Atlantico. Mi sento davvero grata per tutto quello è stato.

Valentina