BeWilder in Education/Educostruzione… resoconto di un’intensa esperienza!

BeWilder in Education/Educostruzione 1-8 settembre. Monti Parmensi.

Racconto del percorso che ci ha insegnato ad educare costruendo, usando i materiali più vicini a noi, le nostre risorse, seguendo i tempi della natura e quelli di ognuno…fino alla realizzazione di una piccola STRUTTURA ESAGONALE CON TETTO RECIPROCO con muri che sperimentano varie tecniche tra cui: cannucciato intrecciato, polloni di castagno intrecciati, terra e paglia!

IL SOGNO…

Un sogno iniziato in inverno, quando tutto era ricoperto di un manto bianco. Questo manto, la neve, quando scende arresta tutto ciò che è sotto di lei…tutto sembra privo di movimento, anche i suoni  quasi non si sentono, la terra si riposa e al tempo stesso riceve nutrimento, goccia dopo goccia si rinnova e le zolle dure e aride dell’estate ritornano soffici soffici. Qualcuno una volta mi disse che stare sulla neve, sembra quasi di stare dentro la pancia della mamma, dove tutto si muove lentamente accompagnato da suoni lontani ed ovattati. In questo momento in cui la natura ci diceva: “stai fermo”, osservami e nutriti di me, in cui la bellezza e la purezza della neve ci davano al tempo stesso nuova gioia ed energia, il Paradiso Ritrovato immaginava quale sarebbe stata la prossima cosa che voleva imparare. Da più voci emergeva il desiderio di scoprire nuovi modi di costruire, giravano foto di case fantastiche nascoste dal bosco…quasi fossero tutt’uno con esso. Era forse anche il desiderio di costruire, dopo tante peregrinazioni un piccolo nido? Ma come farlo senza una terra nostra? Intanto si continuava a passeggiare per i boschi e due di noi non smettevano di veder spuntare qui e li una costruzione…di sognare, progettare, mettere in pratica gli studi di permacultura…pensare che, anche se il gruppo non aveva ancora una terra…il posto dov’eravamo poteva essere un temporaneo posto quasi nostro dove svolgere varie attività.

intreccio

LA PROGETTAZIONE

Un principio di Permacultura è: “di ciò che c’è non manca niente”...Quindi un posto c’era…anche se non era l’ideale… e forse nemmeno il definitivo…ma aveva tante altre qualità: disponibile, presente e interessante per svolgere un lavoro di comunità ma soprattutto…si trattava di valorizzare l’esistente. L’esistente è una casa di montagna usata dai famigliari che ogni tanto per svago vengono su, in un paesino di circa 17 persone desiderose di vedere un ripopolamento e nuove energie. L’obiettivo era anch’esso presente: costruire una piccola struttura a scopo prevalentemente didattico per imparare a costruire ed  a utilizzare le tecniche nell’educazione di adulti, soggetti svantaggiati e bambini. La struttura doveva accogliere varie tecniche, quindi non solo terra e paglia. Volevamo valorizzare i materiali reperiti nel bosco, imparare ad usare il legno, conoscere i vari alberi, quando si tagliano per quali fini…Mancava il formatore, e dopo una lunga ricerca è arrivato Francesco e assieme abbiamo creato un programma che univa la parte creativa e visionaria, con la progettazione, la conoscenza e realizzazione concreta del lavoro con i vari materiali, la parte sociale e di dinamiche di gruppo e la parte celebrativa.

Il progetto è stato presentato al programma Grundvig dell’Unione Europea, che offre la possibilità ad educatori che lavorano con adulti di ottenere delle borse di studio per formazione all’estero,  nonché ad italiani.

LA REALIZZAZIONE

In un progetto che punta ad imparare come educare costruendo, non potevano non mancare i bambini e persone con bisogni molto diversi tra loro, dai quali imparare ad accogliere, fluire, porre dei limiti, nonché prender spunto per futuri progetti.

Ci si conosce con tecniche di comunicazione non verbale, si impara, grazie alle conoscenze tecniche, si lavora concretamente con la materia, tra piedi sporchi, zanzare incontrate in quella terra promessa chiamata torrente jeron, bimbi che vogliono la nostra attenzione, foto reporter, discussioni su come procedere, adattamento ad un lavoro nuovo, ricerca nel trovare ciò che ci s’addice, intreccio di cesti in vimini, pala, terra, fatica, energia che esce ed entra, panorama splendido davanti a noi, lavoro che procede con soddisfazione a vista d’occhio. E poi si nutre il corpo con cibo autoprodotto per questo evento, si dorme in una casa e in un prato che nonostante i dubbi iniziali, si son dimostrati ospitali e funzionali. Si nutre anche la mente con il contributo di amici locali che parlano di lavoro terapeutico con gli asini, delle tradizioni architettoniche locali ed il cuore, con i vicini che vengono a curiosare, lo zio Severo che ci accoglie con serenità, gli amici locali che nonostante il gran lavoro da fare vengono a dare una mano e noi stessi che, essendo in un piccolo gruppo…non ci possiamo nascondere nelle nostre bellezze e fragilità e riusciamo a dare, ognuno a modo suo, il proprio massimo e la propria unicità.

LA CELEBRAZIONE

Quando il cuore riesce a battere…allora si sa che si ha fatto un buon lavoro..tutti assieme …e si è pronti ad andare all’esterno per condividere e donare. Il lavoro si conclude con una pizza finale che coinvolge tutto il paese: dai 2 anni ai 90. Con rispetto e generosità, tutti riescono a dare il proprio contributo e tanto è facile poter mostrare se’ stessi senza l’apparire a cui siamo abituati con persone che conosciamo da poco.

La struttura rimane dev’essere ancora ultimata…il suo messaggio è stato chiaramente quello che tutto ciò non è finito, ma che il processo di apprendimento al quale andiamo incontro è appena iniziato! Nuove tecniche nuovi ospiti sono già all’orizzonte: dal tetto ricoperto con foglie di faggio o in “scandole” che siamo recentemente andati a vedere, da amici veneti, a gruppi in scambio lavoro al ritmo di balli popolari, a bambini…CHISSA’…siete tutti invitati a dare il vostro contributo!

Intanto un riconoscimento a tutti noi: A Vale che come le sue api è svolazzata dentro il mondo burocratico dell’Unione Europea per far sbocciare questo fiore, a Ceci che nonostante la lievitazione del suo pane e della sua pancina si è presa cura dei candidati europei, a Francesco che si è fatto guidare dal suo intuito femminile, a Devis che nonostante a volte non riesca a capirci niente in questo universo paradisiaco si lancia con fiducia e ai partecipanti: Michal, Stefan e il piccolo Eial dalla Germania, Elena, dalla Guadalupa, Roberto dal sole, Sergio e Dimitri da qualche monte più in la, alla presenza e all’aiuto di: Emanuela, Elena, Silvia, Andrea, Stefania, Lorenzo, Marco e bimba, Jek, Anne, Francesca, Severo. Ai genitori di Devis che nonostante non capissero cosa volevamo fare, ci hanno dato generosamente carta bianca, al trattore e all’aiuto di Iorino, Luigi, Diego, alla Lu’…e tanti altri ancora (se non vi ho scritto…sentitevi ringraziati). E poi al forno del nostro vicino e a tutti gli splendidi abitanti del paesino che ci ha ospitato. Ancora una volta ci hanno sorpreso piacevolmente e ci hanno dimostrato che  le tradizioni e l’aiuto reciproco sono tutt’ora presenti nei piccoli borghi, tra la gente comune e semplice…si tratta di valorizzare ciò che già c’è!

Scritto da Anna Frison